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Gli indici di Alert

L’articolo 13 comma 2 del Codice della Crisi e dell’Insolvenza d’impresa, che entrerà in vigore il 1º settembre 2021, affida al CNDCEC (Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili) il compito di elaborare gli indici necessari a...

INTRODUZIONE: Gli indici di allerta

L’articolo 13 comma 2 del Codice della Crisi e dell’Insolvenza d’impresa, che entrerà in vigore il 1º settembre 2021, affida al CDDCEC (Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili) il compito di elaborare gli indici necessari a completare il sistema d’allerta, introdotto con la legge delega 19 ottobre 2017, n.155.

Il CDDCEC, avendo come riferimento le migliori prassi nazionali ed internazionali, si impegna ad elaborare con cadenza almeno triennale, in riferimento ad ogni tipologia di attività economica secondo le classificazioni ISTAT, gli indici di cui al primo comma che, valutati unitariamente, fanno presumere ragionevolmente la sussistenza di uno stato di crisi dell’impresa. Il Consiglio elabora specifici indici per le start-up innovative, le PMI innovative, le società in liquidazione e le imprese costituite da almeno due anni.

Il primo comma dell’articolo 13 specifica che rappresentano indicatori di crisi gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore, tenendo in considerazione la data di costituzione e di inizio dell’attività, rilevabili attraverso appositi indici che diano evidenza della sostenibilità dei debiti per almeno i 6 mesi successivi e delle prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso o, quando la durata residua dell’esercizio al momento della valutazione è inferiore a 6 mesi, per i 6 mesi successivi. Sono significativi quelli indici che misurano:

  • La sostenibilità degli oneri dell’indebitamento attraverso i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare;
  • L’adeguatezza dei mezzi propri rispetto alle risorse di terzi.

Anche i ritardi nei pagamenti reiterati e significativi, sulla base di quanto previsto dall’articolo 24, rappresentano segnali di crisi.

Il sistema dell’allerta è basato, in linea con quanto previsto dalla Direttiva UE n. 2019/1023, sugli obblighi di segnalazione che costituiscono strumenti di allerta. L’articolo 12 comma 1 definisce gli strumenti di allerta come gli obblighi di segnalazione posti a carico degli organi di controllo societari e dei creditori pubblici qualificati, indirizzati, congiuntamente agli obblighi organizzativi posti a carico dell’imprenditore dal Codice civile, all’immediata rilevazione degli indizi di crisi ed a sollecitare l’adozione delle misure più idonee alla sua composizione, come previsto dall’articolo 12 comma 1.

Gli organi di controllo devono effettuare la segnalazione all’organo amministrativo, secondo l’articolo 14, in presenza di fondati indizi della crisi. Le situazioni di crisi che assumono rilevanza per gli obblighi segnaletici sono:

  • L’assenza della sostenibilità del debito nei successivi 6 mesi;
  • Il pregiudizio per la continuità aziendale nell’esercizio in corso o quanto meno per 6 mesi;
  • La presenza di ritardi reiterati e significativi nei pagamenti, avendo anche riguardo ai limiti posti ai fini delle misure premiali dall’articolo 24 CCI.

Gli indici devono rispettare due condizioni. La prima condizione è legata alla possibilità di desumere dalle loro risultanze una valutazione unitaria riguardo l’esistenza di un indizio di crisi. La seconda, invece, è legata alla possibilità di esprimere la sostenibilità degli oneri dell’indebitamento con i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare e l’adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi.

Il modello selezionato è da ritenersi un modello multivariato, realizzato attraverso una logica “combinata” e la valutazione degli indici selezionati si traduce nella contemporanea evidenza di una combinazione di eventi di superamento di soglie di tenuta, la cui emersione congiunta fosse storicamente associata ad elevata probabilità di condurre ad insolvenza. Il modello scelto per l’individuazione degli indicatori di crisi nel contesto del CCI è stato selezionato, tra quelli disponibili, in relazione all’efficacia ed alla semplicità d’uso. Con efficacia si intende la capacità di identificare correttamente i segnali dell’esistenza di una crisi futura, mentre con semplicità d’uso si intende la quantità di risorse necessarie a determinarlo ed utilizzarlo per i fini stabiliti.

La selezione degli indici è affidata al CNDCEC, avvalendosi del supporto di Cerved per le elaborazioni e i test. L’obiettivo è l’individuazione della combinazione di indici che “valutati unitariamente fanno ragionevolmente ipotizzare la presenza di uno stato di crisi dell’impresa. Le analisi sono state predisposte all’identificazione della combinazione di indici rappresentativi di squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario che consentissero, tenendo conto delle specificità settoriali dell’impresa, di individuare situazioni di crisi.

Per selezionare gli indici sono stati presi in considerazione i segnali utilizzati dalla prassi aziendalistica e nei modelli di diagnosi precoce dell’insolvenza aziendale analizzando circa 50 indici riconducibili ai seguenti ambiti della gestione:

  • Sostenibilità degli oneri finanziari e dell’indebitamento;
  • Grado di adeguatezza patrimoniale e composizione del passivo per natura delle fonti;
  • Equilibrio finanziario;
  • Redditività;
  • Sviluppo;
  • Indicatori di specifici ritardi nei pagamenti.

Grazie al sistema di allerta le imprese che oltrepassano la soglia critica, per tutti gli indici di bilancio selezionati, vengono segnalate. È necessario che le soglie siano superate congiuntamente da tutti gli indici per attivare la segnalazione di un presunto stato di crisi.

È opportuno precisare che nella stima di determinati parametri, da un punto di vista statistico, è naturale la presenza di segnalazioni errate, correlata anche alle dimensioni dell’intervallo di confidenza. Per questo motivo, è opportuno effettuare una separazione tra gli errori di primo tipo (i cosiddetti “falsi positivi”) e gli errori di secondo tipo (i cosiddetti “falsi negativi”). I falsi positivi sono rappresentati da tutte le imprese a cui è stata diagnosticata l’insolvenza, ma che in realtà non si imbatteranno nell’orizzonte temporale considerato. I falsi negativi, invece, sono le imprese a cui non è stata diagnosticata lo stato di crisi ma che diventeranno insolventi. Fatte queste precisazioni, in relazione al possibile impatto di sistema, la scelta è stata quella di preferire dei modelli che possano permettere di minimizzare il numero dei falsi positivi, riconoscendo la possibilità di un maggior numero di falsi negativi.

Il primo e secondo comma dell’articolo 13 CCI, letti congiuntamente, portano all’individuazione di un sistema di indici. Gli indici del primo si applicano a tutte le imprese, senza alcuna distinzione. Invece, gli indici del secondo comma presentano valori soglia differenti per settori economici.

Gli indici che fanno ragionevolmente presumere la presenza di uno stato di crisi dell’impresa sono i seguenti:

  • Patrimonio netto negativo;
  • DSCR (Debt Service Coverage Ratio) a sei mesi inferiore a 1;
  • In caso di indisponibilità o inattendibilità del DSCR, si deve considerare il superamento congiunto delle soglie dei seguenti cinque indici:
  1. Indice di sostenibilità degli oneri finanziari, in termini di rapporto tra gli oneri finanziari ed il fatturato;
  2. indice di adeguatezza patrimoniale, in termini di rapporto tra patrimonio netto e debiti totali;
  3. indice di ritorno liquido dell’attivo, in termini di rapporto da cash flow e attivo;
  4. indice di liquidità, in termini di rapporto tra attività a breve termine e passivo a breve termine;
  5. indice di indebitamento previdenziale e tributario, in termini di rapporto tra l’indebitamento previdenziale e tributario e l’attivo.

Il sistema di allerta segue una logica gerarchica e pertanto occorre seguire una sequenza prefissata.

Il primo step prevede di verificare il superamento o meno del valore soglia del Patrimonio netto. Il superamento di tale valore soglia (Patrimonio netto negativo o inferiore al minimo legale per le società di capitali) fa ragionevolmente presumere uno stato di crisi, invece, in caso di mancato superamento del valore soglia del Patrimonio netto si passa a verificare il secondo indice: il DSCR. Se il DSCR supera il valore soglia (inferiore ad 1) si presume ragionevolmente uno stato di crisi. In caso di assenza o inattendibilità di tale indice si passa al gruppo di indici previsto dal secondo comma dell’articolo 13.

Si riporta di seguito un piccolo schema.

https://www.crisidimpresa.net/wp-content/uploads/2020/12/tabella-alert.jpg
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